Pranzo per i clochard al San Carlo

È vero che il Natale risveglia le coscienze e infatti anche quest’anno grazie alla Fondazione Istituto Tecnico Superiore per le Tecnologie innovative per i Beni e le Attività Culturali e Turistiche e alla Caritas Diocesana di Napoli, il salone degli Specchi del Teatro San Carlo è stato aperto al pranzo per i senzatetto della città. 

In quello che di norma è un foyer riempito da uomini incravattati e donne ingioiellate della borghesia non solo napoletana, hanno pranzato gli uomini e le donne che vivono ai margini di una società e di una città nella quale le diseguaglianze crescono senza freno. 

La sala si riempie proprio come negli inframezzi lirici, al centro del salone si esibiscono 4 ballerini che attraversano in abiti regali la sala come se fosse un banchetto reale. Dal pianoforte si alza una musica che viene coperta dal vociare disordinato e inibito degli ospito.I senza tetto hanno le facce e le storie delle nuove sofferenze e delle nuove povertà. 

Mario ha una cinquantina di anni, dietro il viso segnato dagli stenti si nasconde un atteggiamento borghese e distinto. Dice con voce cupa e sottile “quante notti ho passato sotto al portico della galleria a vuardare entrare le persone che entravano qua dentro. Non pensavo di tornare al San Carlo e sicuramente non avrei mai immaginato di entrarci così”. Margherita invece ha i capelli increspati e lo sguardo affascinato  “come è bello questo salone non l’avevo mai visto. È la prima volta che entro al San Carlo, anzi è la prima volta che entro in un teatro”

Il via vai di clochard intralcia il flusso di turisti e le file alla biglietteria di quello che è il teatro d’Opera più antico del mondo. Il salone degli specchi si è riempito e i dipendenti e gli inservienti faticano a dare vassoi e bibite. Difronte, sotto i portici della Galleria Umberto I, dormono tra cartoni e coperte altri senzatetto nell’indifferenza di una città che corre immersa nello stress natalizio. 

di Claudio Mazzone

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