Con le scuole per dire no al Racket

Stamattina presso l’associazione sportiva Kodokan nell’Albergo dei Poveri in piazza Carlo III si è tenuto un incontro organizzato dalla Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura Italiane (FAI). Un momento di confronto nel quale 160 ragazzi provenienti dall’Istituto Comprensivo M. Sogliano, dall’Istituto Tecnico Della Porta – Porzio, dal Liceo R. Caccioppoli, dall’Istituto Tecnico F. Galiani e dall’Istituto Comprensivo R. Sanzio Amaturo, hanno ascoltato storie di lotta alla criminalità raccontate dalle voci dei protagonisti. Tra i partecipanti e gli intervenuti il Presidente nazionele della FAI Tano Grasso, esempio vivente della lotta al racket e alle organizzazioni criminali, il Questore di Napoli Antonio De Jesu, il Generale Gianluigi D’Alfonso Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, il Colonnello Ubaldo De Monaco Comandante Provinciale dei Carabinieri di Napoli e l’Assessore ai Giovani Alessandra Clemente.Tra le testimonianze che hanno catturato i ragazzi c’è stata quella del poliziotto Nicola Barbato, gravemente ferito a colpi di pistola e oggi costretto su una sedia a rotelle da un camorrista mentre era sottocoperta come commesso in un negozio di giocattoli di Fuorigrotta, proprio in un’operazione di antiracket. Gli esempi che troppo spesso restano senza racconto e senza voce sono quelli che invece possono servire a dare una visione diversa, positiva e coraggiosa dello Stato. 
In una palestra, quella dell’associazione Kodokan, che rappresenta da sempre un presidio di legalità, di emancipazione sociale attraverso lo sport e di vivacità culturale in una realtà che invece vive nel degrado. In un Palazzo che esprime in maniera perfetta le contraddizioni della città, una struttura imponente e maestosa pensata per i più poveri e oggi ridotta ad un decadente e nostalgico monumento all’inazione e all’abbandono. In una realtà che dovrebbe essere accompagnata e salvaguardata, la voce dei protagonisti positivi delle lotte alla criminalità, di quegli eroi involontari e spesso dimenticati, acquista un forza maggiore e dà allo Stato una credibilità maggiore per vincere la diffidenza che molti, soprattuto dei più giovani, hanno proprio nei confronti delle forze armate. 

di Claudio Mazzone

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